MokaIdiots
La rubrica demenziale di MokaByte

Home MokaIdiots

MokaByte

 

Promessi Messi

Quel ramo dell'albero binario che è generato da un puntatore inserito in una function ricorsiva prende a un tratto guisa di un loop, quasi a voler
sottolineare il punto in cui il processo finisce, e gli errori cominciano.
-- Niklaus Wirth... chi era costui? -- disse l'ingegner Abbondio chiudendo annoiato il libro che stava leggendo: Algoritmi + strutture dati =
programmi. Egli pensò bene di uscire: la sua mente era annebbiata.
Passeggiando vide in mezzo alla sua strada quattro hacker vestiti di tutto punto, con i loro bravi dischetti di copiatori nella bisaccia.

L'ingegner Abbondio fece per cambiare strada ma essi gli si pararono
dinnanzi.
-- Server vostro, -- egli disse, -- che cosa vogliono da me? --
Il primo di loro parlò:
-- Signor ingegnere, è vero che tra pochi giorni voi dovete celebrare
un link tra due computer? --
-- Sì, è vero, -- rispose loro tremante.
-- Allora... -- fece un altro di loro, mettendo la mano sul dischetto
formattatore, -- sappiate che questo link non s'ha da fare, né ora né
mai. --
Vanamente l'ingegnere tentò di obiettare:
-- Ma signori... --
Uno di loro gli tese un cavo seriale intorno al collo in segno di
minaccia e poi se ne andarono.
L'ingegnere Abbondio se ne tornò impaurito al laboratorio, pensando
al link che avrebbe dovuto fare tra due giorni tra due promessi computer:
Personal Computer Tramaglino, o come lo chiamavan tutti PC, un tipo
calcolatore, pieno di programmi per il futuro e Amiga Mondella, una giovane computer, religiosa e timorata del Diodo. Al ritorno, raccontò l'accaduto al suo collaboratore perpetual: un robot tuttofare che però si bloccava spesso in loop senza fine. Quando gli ebbe raccontato la storia perpetual sbottò:
-- Oh, quelli sono brutti ceffi, signor ingegnere; ma come farete con
i promessi computer? --
-- Lo sai che mi volevano strangolare con un cavo seriale? Facevano
impressione... per quei due cercherò una scusa. --
L'ingegnere Abbondio aveva sempre avuto paura, in quell'epoca di
violenza si sentiva come un laptop in mezzo a tanti tower.

 

 

Il giorno del collegamento, i promessi computer vennero in laboratorio per
il rito; tutto era pronto, anche l'organo campionato a 16 bit, ma l'ingegnere spiegò loro, adducendo le scuse più strane, che non se ne poteva fare nulla. Amiga scoppiò a piangere, tutti i led le si accesero; la madre di Amiga, Agnes o come la chiamavan tutti vista la sua mole "fatter Agnes",
protestò vivacemente contro l'ingegnere ma senza risposta.
-- È lui il cattivo! -- disse Amiga indicando l'enorme grattacielo
del signorotto: -- è Don Bill Rodrigates che non ci vuole far linkare, egli
mi catturè nella sua net dicendo che aveva tanti programmi per me, ma
mentiva. --
-- La vedremo, -- disse PC arrabbiato, -- andrò a far valere i nostri diritti.
Quel giorno stesso, PC si avviò verso lo studio del celebre avvocato
Azzeccabug portandogli in dono 2 K(oni) di RAM, freschi freschi. L'avvocato Azzeccabug, li accettò e si mise subito a scartabellare nella montagna di CD-ROM polverosi che teneva tutti ammucchiati.
-- Vede? -- disse. -- Qui ho la raccolta di tutti i codici di questo
stato, mai emessi: qui ho un codice in Pascal, qui un codice in Basic, qui
un codice in Cobol... Ecco, ecco ho trovato, -- fece trionfante e si mise a
leggere schiarendosi la voce: -- Writeln('Per ordine di S.E. il Gran Sysop
di Milano, come recita l'articolo $23fd riferito al paragrafo $2gff ... Bla,
bla ... è fatto divieto di impedire in alcun modo un link'). -- Poi si mise
a parlare difficile come molti avvocati:
-- È semplice, vede: si tratta di un dram che impedisce la cache a
Ows, che poi un controller mfm, ide... --
A PC, che non era molto intelligente (aveva solo 512K di memoria),
gli parve arabo; ma quando l'avvocato gli chiese chi era l'interessato gli
rispose subito che si trattava di Don Rodrigates. All'udire quel nome
Azzeccabug cambiò volto e lo cacciò senza spiegazioni:
-- Fuori, fuori, giovanotto, se non volete dei guai! --
Intanto Amiga e Fat Agnes erano andate al convento a chiedere aiuto
al buon fra' Cristofortran. In quel convento, i frati di quell'ordine
vestivano tutti con delle tonache coperte da dei particolari disegni
geometrici tutti colorati che erano tutti simili tra loro, per questo la
gente li chiamava i frat-tali (e quali). Fra' Cristofortran era un buon
frate, convertitosi dopo che per vendetta aveva formattato un programma che non gli aveva consentito l'accesso alla cpu.
-- Aspettate un while do che eseguo un gosub e vengo, -- disse vedendo le due. Dopo che Fat Agnes gli ebbe raccontato la storia si raccolse e disse:
--Ancora quel perfido Don Rodrigates... Egli sprotegge i programmi
più deboli e aiuta quelli più forti, così si è fatto ricco! Non temete
comunque, il Divino Algoritmo, che tutto vede ed organizza, rimetterà le
cose a posto: intanto dobbiamo pregare San Pascal. -- Immediatamente, fra' Cristofortran andò a parlare con Don Rodrigates.
Egli era a cena all'ultimo piano del suo grattacielo, circondato da hacker,
potenti Sysop e, tra gli altri, c'era anche l'avvocato Azzeccabug.
-- Lascia stare Amiga, perfido! -- inveì il frat-tale.
-- No, mai! -- urlò il signorotto: -- Amiga avrà solo il software che
dico io, e tu non potrai farci niente! Ed ora cacciatelo via. -- Non l'avrai vinta, -- gli rispose fra' Cristofortran, -- per vincere dovrai fare almeno 10.000 punti, e comunque vada il Divino Algoritmo ti punirà. --
-- Porco DOS! -- bestemmiò Don Rodrigates.
-- Presto, scappate! -- disse il frat-tale a PC ed Amiga che lo avevano aspettato in convento, -- qui non siete al sicuro, dovete andarvene in un altra locazione. -- Così i due in gran segreto presero il primo vettore che trovarono e fuggirono. Mentre lasciavano il loro luogo natio, Amiga pianse e disse «Addio Mount List che generate il workbench, come farò mai senza di voi...».

 

Amiga si ritrovò così al convento della Macintosh di Monza a cui era venuta a chiedere una protezione. La "signora Mac", come tutti la chiamavano, era una macintosh LC di gran classe, la sua GUI era ancora molto bella, seppure non più giovane. Ella era però sempre triste, perché avrebbe voluto passare una vita felice a fare videogame, mentre era stata costretta dalla sua famiglia a vivere per sempre lì, a segnare in noiose tabelle i tempi in pista delle macchine.
Amiga bussò alla Macintosh di Monza che le aprì una finestra: --
Server vostra signora, baciamo i mouse, -- disse reverente. -- Sono venuta a chiedervi protezione, -- le sussurrò nel microfono. -- Va bene, -- disse la Signora, -- potrai entrare nel mio finder, allora. -- Mentre nel convento di Monza ferveva l'attività; delle macintosh diretta dall'anziana Badesserver, PC era giunto a Milano. Appena fu entrato dalla porta parallela, dopo aver dato la password al guardiano, notò che un po' dappertutto erano sparsi a terra dischetti e manuali. «Questi me li mangerò dopo -- pensò raccogliendo dei dischetti da terra, -- certo che
abbondanza che ci deve essere qui a Milano». La realtà invece, ll'insaputa
di PC, era un'altra: in quel momento a Milano c'era la rivolta degli utenti finali che protestavano per i prezzi troppo alti del software: orde di gente
assalivano tutte le software house, uccidendo i responsabili marketing che
tentavano debolmente una difesa e depredando tutti i dischetti che riuscivano a prendere. Perciò sua eccellenza il Gran Sysop di Milano ed il
consiglio del mainframe (i nobili del luogo), decisero di ordinare ai controller di sparare contro la gente, e misero a capo della repressione il
generale CPU, uno abituato a dare ordini.
PC, che era povero (era un semplice clone, non un computer dal nome
altisonante), si schierò con la gente improvvisando un comizio:
-- Non è giusto che ci siano questi prezzi, -- disse alzando il tono
dello speaker; ma già tre controller che lo stavano osservando presero ad
inseguirlo, volevano arrestarlo, cioè spegnerlo per almeno tre mesi come era prescritto per i rivoltosi. PC fuggì a 1200 baud, più veloce che poté, così riuscì finalmente a seminarli. Ma siccome era ricercato, fu costretto a rifugiarsi nella filanda di suo cugino: una filanda di LAN.

 

Intanto, al convento, come accadeva da tempo la macintosh di Monza si era incontrata segretamente con il suo amante: un certo Egidio Jobs, uno strano giovane che amava vivere e lavorare nelle cantine.
-- Mi devi aiutare, Mac, -- le disse lui: -- un mio amico mi ha
chiesto di rapire una giovane computeressa chiamata Amiga che sta con te. --
-- Oh, non è possibile,-- gli fece lei agitando i mouse: -- ella è sotto la mia protezione, le ho dato una chiave hardware. --
-- Ma pensa, -- le disse Jobs suadente, -- con i crediti che ci darà
questo amico ce ne potremo finalmente andare via di qui per andare a vivere in una casa con tanti alberi di mele, proprio come la vuoi tu! --
-- E va bene, -- cedette la Mac, -- la allontanerò con una scusa. --

L'indomani mattina la Macintosh chiamò Amiga:
-- Vammi a prendere un dischetto puliscitestine per favore, ecco i
crediti. -- Ella ubbidì, ma appena fu uscita quattro hackers la presero e la
rapirono. Amiga gridò, anche in stereofonia, ma nessuno la sentì, dopodiché svenne (si mise in standby). Al risveglio, si ritrovò in un luogo molto scuro, molto tetris: era circondata da tutti i lati da una fitta schiera di
mattoni colorati incastrati tra loro. Era stata rapita dal malvagio programma Noname.pas, un programma dalla grande intelligenza (artificiale), temuto e rispettato da tutti. Egli, insieme ai suoi hackers compiva scorribande in tutti i sistemi, formattando tutti i programmi che gli
intralciavano il cammino.
Amiga fu fatta entrare nella stanza di Noname, dove egli stava accarezzando il suo fido Kahn.
-- Ah così tu sei Amiga! Don Rodrigates mi ha chiesto di rapirti ed
in cambio mi darà; molto software, così tu rimarrai qui finché non
arriverà. -- Amiga si fece scura in monitor, aveva paura, poi timidamente
gli disse:
-- Vi prego: liberatemi, signore; il Divino Algoritmo perdona molte
cose, pregherò il Diodo perché vi salvi. --
-- Ha ha, non credo a queste cose io: sono un programma logico. Ed
ora, portetatela via. --
Ma quella notte Noname non la passò affatto tranquilla, ed intanto
Amiga chiusa nella sua cella (di memoria), pregava: «Ti prego Divino
Algoritmo, fammi uscire da questo bug! San Pascal, aiutami! Prometto che non mi farò mai più toccare da un altro computer, mi metterò la password di castità».
La mattina dopo, Noname chiamò tutti i suoi hackers e fece loro un
discorso:
-- Dopo una lunga riflessione di 35ms, mi sono convinto che è
necessario cambiare directory di vita. Io mi sono convertito e così ora voi
siete liberi, spero che diventiate bravi, dedicandovi solo a fare programmi
public domain. -- Così Noname, che si era convertito, chiamò a sé un grande personaggio: il Cardinale Peter Norton. Il cardinale Norton, appena lo vide lo strinse a sé dicendogli: -- Finalmente un altro programma smarrito che ritorna all'ovile! Sapesse nella mia vita quanti programmi che sembravano definitivamente perduti sono riuscito a recuperare e porre nella giusta directory... Intanto questa Amiga verrà; sotto la mia protezione. --
Subito dopo il cardinale Norton, sentita la storia di Amiga, fece chiamare l'ing. Abbondio e gli fece un severo monitor.
-- Ma, ma signore, essi mi avevano minacciato di formattazione, io
sono solo un semplice processore, mica posso prendermi tanti Risc! La
priorità; in primo piano, uno se non ce l'ha non se la può dare... -- fece
l'ingegnere.
-- Non ci sono scuse! -- esclamò il cardinal Norton: -- essere
ingegneri è una missione! Voi dovete sempre servire il Diodo, perciò
dovevate linkare quei %10 computer. -- (Il cardinale, essendo anziano,
parlava ancora in binario.)

 

Nel while a Milano era scoppiata un'enorme epidemia di Jerusalem e di
Cascade: tanti computer ne furono colpiti e molti di essi giacevano
abbandonati per le strade, dove giravano indisturbati mouse di fogna e chat randagi; c'era insomma il più completo caos. Intanto per le strade coloro che erano scampati al virus giravano a raccogliere i case accasciati dei computer infettati: costoro per coincidenza erano tutti degli AT compatibili con video monocromatico e per questo venivano chiamati i monAT. Lì in strada una giovane mother-board depose la piastra senza vita del suo computer-figlio, dette piangendo alcuni crediti ai monAT e disse: «Ci sono dei crediti in più, domani passate a prendere anche me!».
Intanto, Don Rodrigates era a Milano e guardava la città; dall'alto delle windows nel suo ufficio e rideva:
-- Ah, ah, tutto questo l'ho fatto io! Così vend r di più il mi stware ant vir s..., ma cos st succdend, sto perd nd le ltter di ciò che dic! -- e guardandosi bene, si vide due trackball sotto le (a)shell: aveva
tutti i sintomi del virus!
-- Presto, bit... -- chiamò un suo hacker fidato, -- chiam il signr Mcafee, egli s prà; com cur rm.--
-- Sì, -- rispose bit (egli sapeva dire solo sì o no), ma subito dopo venne con tre monAT che lo portarono via.
-- Maled t , mi ha trdit, -- urlò Don Rodrigates.
-- Sì, sì, -- gli rispose bit aprendo la sua cassaforte dalla quale
prelevò crediti e software di valore.

 

 

PC era tornato a Milano dopo aver saputo che Amiga era lì. La cercò in ogni locazione, senza trovarla; poco dopo, arrivò al lazzaretto della facoltà di ingegneria dove si curavano i computer infetti, ma anche lì con grande
meraviglia non aveva visto Amiga. Incontrò comunque padre Cristofortran, e sbottò:
-- Ah, se incontrassi quel malvagio di Rodrigates, lo formatterei! --
-- Non devi parlare così, -- lo ammonì il frattale: -- la vendetta
non è bella, egli è qui ed è malato, -- e gli mostrò Don Rodrigates in fin
di vita. Non appena il signorotto vide PC implorò di essere perdonato per il
male che aveva fatto ed egli lo perdonò:
-- Pregherò per voi, solo il Diodo può giudicare, -- disse.
Ma ecco che in un file di computer guariti che stavano pregando vide
finalmente Amiga:
-- Amore mio, ti ho ritrovato, -- le disse PC correndole incontro ma
ella dopo l'iniziale felicità; si girò e fu triste. Così Amiga confidò al
frattale la promessa che aveva fatto in quella situazione di pericolo di non
linkarsi più con nessuno, ma subito fra' Cristofortran la liberò dal voto:
-- Sappi che non si può separare ciò di cui il Divino Algoritmo ha fatto il merge. -- ciò detto, finalmente il frattale inserì il cavo coassiale tra PC ed Amiga e lanciò il programma: -- ora sarete unix per sempre, in ethernet! -- E in quello stesso istante partì improvvisamente lo Scan che liberò tutti i computer dal virus.

Proponi il tuo mokaidiots: la redazione lo leggerà e se sarà all'altezza della rubrica, lo vedrai pubblicato prossimamente

Invia

 

MokaByteŽ č un marchio registrato da MokaByte s.r.l.
JavaŽ, JiniŽ e tutti i nomi derivati sono marchi registrati da Sun Microsystems.
Tutti i diritti riservati. E' vietata la riproduzione anche parziale.
Per comunicazioni inviare una mail a info@mokabyte.it